Makina 3 rimane seduto in poltrona per un po'.
Magari torno.
Ciao blog.
Tutto è fermo.
Pino guida la sua piccola Ford sulla tangenziale affollata di Bologna.
Quella vecchia macchina lo accompagna da parecchio.
Mai un colpo di tosse lui in settantatré anni; mai un colpo di tosse lei in dodici.
Una buona simbiosi uomo-macchina che tutti i weekend si muove con anziana caparbietà lungo il tragitto Bologna-Loiano.
A Pino piace quel podere.
Vecchio piccolo e inutile secondo la moglie; pittoresco, ricco e rilassante secondo lui.
Torna or ora, guidando la sua auto, con un sacchetto di castagne e una bottiglia di fragolino sul sedile del passeggero.
“Te l'ho preso in Svizzera”, ha detto il tabaccaio di lassù, “è originale quanto buono!”.
Lo avrebbe assaggiato a casa, appena arrivato.
Si calza la coppola per ripararsi dall'abbaglio del sole e si concentra al volante; silenzio.
E' circa l'una di pomeriggio di un lunedì qualunque e c'è il tipico traffico pausa-pranzo.
Un fiume veloce di scarichi e fanali che si muove a tratti, come un grosso bruco maculato.
D'un tratto un colpo. Un boato.
Una lamiera rossa vola laggiù, davanti. Stridore.
Ancora un fracassarsi e l'auto difronte diventa improvvisamente troppo vicina.
Pino schiaccia il pedale del freno con vigore.
Scrocchia con un lieve dolore l'articolazione del ginocchio.
Una mano sudata scivola dal volante e con lei la Ford; come se l'asfalto polveroso fosse di vetro.
Le gomme imprecano. Panico.
Secondi dilatati senza controllo.
Gli occhi si stringono. Le rughe disegnano una disperazione quasi rassegnata.
Poi fine.
La macchina si congela immobile, come disarticolata, trasversale in mezzo alla strada.
Altre due auto si accartocciano dietro.
Senza pietà l'una per l'altra.
Oggi bevevo caffè.